Ceramica Yayoi
La ceramica Yayoi si sviluppò come un “vaso della vita”, incarnando i primi segnali di una nuova struttura sociale fondata sulla coltivazione del riso e sulla vita sedentaria, impressi nel modesto materiale dell’argilla. Mentre nel periodo Jōmon predominavano i complessi motivi a cordicella, durante il periodo Yayoi si affermarono disegni più semplici e ordinati, come motivi a pettine, linee rette e onde. I recipienti divennero più sottili e assunsero forme che univano un’estetica raffinata a una funzionalità pratica.
Nei primi insediamenti Yayoi nel nord del Kyūshū sono stati rinvenuti asce di ferro e punte di freccia in ferro, ritenute provenienti dalla penisola coreana. Questi strumenti in ferro hanno contribuito in modo significativo al disboscamento e allo sviluppo dell’agricoltura. Allo stesso tempo, anche le tecniche di lavorazione della ceramica si evolsero. Pur mantenendo la tecnica di modellazione a spirale ereditata dal periodo Jōmon, le superfici dei vasi vennero levigate con barbotina (deishō) e le forme iniziarono a essere organizzate in base alle diverse funzioni. Ad esempio, grandi giare e recipienti erano destinati alla conservazione, i vasi con beccuccio per versare acqua o brodo, e le coppe alte (takatsuki) per il cibo o le cerimonie. Questi vasi erano strettamente legati alla società e si svilupparono in forme standardizzate che riflettevano le necessità sociali.
Nel periodo medio Yayoi, l’introduzione della tecnica di cottura in forni coperti permise di raggiungere temperature fino a circa 1000°C, rendendo possibile la produzione in massa di ceramiche sottili, dure e di colore rosso bruno. I ritrovamenti di punte di freccia e lance in ferro lungo le rive del lago Biwa e nella regione del San’in indicano una società in cui convivevano agricoltura e conflitti bellici. Allo stesso tempo, dal nord del Kyūshū fino all’est del Giappone, si continuarono a produrre ceramiche che conservavano elementi dello stile Jōmon, segno di una fusione culturale tra gli immigrati continentali portatori di pratiche agricole e le tradizioni locali dei ceramisti Jōmon.
Nel tardo periodo Yayoi, la tecnologia della fusione del ferro si consolidò in Giappone, e spade, punte di freccia e asce vennero rinvenute in diverse regioni. La ceramica Yayoi mantenne la sua forma sottile e di colore rosso bruno e, usata insieme agli attrezzi agricoli in ferro, si affermò come strumento indispensabile per l’agricoltura, la conservazione e la cucina. La ceramica non fu più considerata soltanto un oggetto d’uso quotidiano, ma divenne parte dell’infrastruttura sociale, sostenendo l’ordine comunitario, i rituali e le strutture tecnologiche.
Inoltre, in questo periodo comparvero strumenti simili alle bacchette moderne. In siti archeologici del tardo periodo Yayoi sono stati trovati gli “oribashi”, bacchette di bambù piegate a metà a forma di pinzetta, che si ritiene siano state utilizzate inizialmente per scopi religiosi o cerimoniali. Sebbene l’uso diffuso delle bacchette per il pasto si sia affermato solo a partire dal periodo Asuka, il fatto che il principio delle bacchette fosse già presente nella società Yayoi suggerisce cambiamenti nei rituali alimentari e una crescente attenzione all’igiene.
Queste innovazioni nelle forme e nelle tecniche hanno generato una corrente universale che proseguì nella ceramica e nella produzione di Sue ware dei periodi Kofun e Heian, e che continua ancora oggi. Il concetto di “Yō no Bi”, ovvero “la bellezza dell’uso”, tanto spesso sottolineato nella filosofia di Yanagi Sōetsu, fondatore del movimento Mingei, trova già le sue radici nel periodo Yayoi. I recipienti che hanno accompagnato le trasformazioni sociali ci raccontano, in silenzio, le tracce della vita umana. Quando tengo tra le mani un frammento consumato di ceramica Yayoi, mi appaiono alla mente le immagini di artigiani senza nome e delle fiamme ardenti che si innalzano luminose tra le montagne.

